domenica 9 dicembre 2012

Capitolo sei - "Il nostro piccolo taboo"

Quella sera il cuore della giovane principessa era in balia di una tempesta. I suoi occhi erano lucidi e sul viso aveva l'impronta di una forte delusione. Si fece coraggio. "Voglio affrontare la mia vita come devo fare, proverò a parlare con Kalt, ho tanto bisogno del suo aiuto per diventare quella che tutti vorrebbero che io sia.".
Andò fuori da casa sua, tra il gelo e i primi fiocchi di neve si faceva avanti impavida, tremando.
Infreddolita attendeva l'arrivo di Kalt a casa, ma passate ormai due ore lui non era tornato.
Lei non mollava, era li ormai a congelarsi da molto tempo, quando in lontanaza vide Aùrora e Kalt tenersi quasi per mano, erano vicini, troppo vicini per il gusto d'Harmonya.
Troppo inibita dal freddo non riusciva a provar emozioni, era vuota e triste.
I due da lontano si salutarono, per la flautista era il momento di suonare il suo ruolo.
-E tu che ci fai qui? Vattene!- esclamava Kalt alla principessa ghiacciata.
Lei taceva non aveva la forza di rispondere, le scese solo una lacrima.
-Non posso lasciarti qui, mi uccideranno se non ti aiuto, sei la principessa, devo portarti in casa, ma non farlo più!- disse infuriato.
La prese in braccio, il suo cuore batteva, forte, le mani di lui erano umide, scivolavano dal suduore dell'agitazione, quella giovane gli faceva proprio perdere la testa.
La posò sulla sua poltrona, davanti a un piccolo focolare, per farla scaldare.
-Scusa se ho dinuovo combinato un pasticcio...- disse ancora un pò infreddolita Harmonya.
-Ti sei ripresa...?! Bene, ora puoi andare!-
-Vuoi davvero che io me ne vada?-
-Si, crei solo guai, a me e a te stessa!-
-Tu prima eri con Aùrora... se provi qualcosa per lei mi farò da parte, scusa.-
-Cos'è mi spii? E poi non ti deve riguardare cosa faccio o cosa provo io...-
-Invece si!- esclamò quasi urlando in modo disperato.
Lui la guardò e tacque per un pò.
-No... non provo nulla per lei.-
-Perchè eri con lei?-
-Sei venuta qui per interrogarmi sulla mia vita privata? Volevo solo aiutarti...-
-Aiutarmi?-
-Le ho chiesto se lei sapesse qualcosa delle voci, di chi le aveva mandate in giro, ho una buona confidenza con lei... solo questo.-
-E che ti ha risposto?-
-Non lo sa... non lo sa nessuno, sono comparse dal nulla, io fossi in te farei una pista per sapere chi le ha messe sulla bocca di tutti prima che le senta anche tuo padre.-
-Ma di che trattano?-
-"Harmonya è la rovina del nostro paese"... ecco di che trattano, contenta?-
-No! Io non ho fatto nulla!-
-Appunto! Dovresti fare qualcosa.-
-...e cosa?-
... e il silenzio regnò sovrano per qualche minuto.
La stanza era diventata calda, c'era un pò di nebbia nell'aria causata dal vapore del calore che vi era nell'aria... Harmonya si toccava la fronte, asciugandola dal sudore.
-Fa troppo caldo qui, spegni un pò il fuoco per favore.-
-Se non ti va bene, tornatene a casa.-
Lei non voleva andarsene così si tolse la maglia.
-Rimettila subito!-
-Fa caldo...-
-Spengo il fuoco.-
-Ormai, l ho tolta. Cosa non va? Non ti piaccio forse?-
-Senti smettila! Sei una bambina!- rispose infuriatissimo Kalt.
-Va bene, posso solo chiederti una cosa?-
-Dimmi.-
-Voglio diventare responsabile, mi aiuterai?-
-Va bene, ma non devi disobbidire alle regole, dato che tuo padre non ti ha educato in maniera corretta ci penserò io.
-Promesso?-
-Promesso.-
La temperatura si era fatta più freschina e l'atomosfera si era sbollentita e rippacificate, era tutto molto calmo.
-Posso restare da te stanotte, domani mattina me ne andrò promesso.-
-Non posso ospitarti, non ho un altro letto.-
-Non importa dormirò qui.-
-No! D'accordo puoi restare, ma a patto che domani mattina col salir del sole tu te ne vada immediatamente, effettivamente ora è troppo tardi e fa troppo freddo, fuori c'è una tempesta di neve, non puoi tornare a casa. Dormirai sul mio letto.-
-Con te?-
-No!-
-E tu dove dormirai?-
-Dove sei tu ora.-
-Non è giusto è casa tua.-
-Sei una principessa non puoi dormire in tale maniera, lo farò io.-
-Nella mia stanza sono sempre sola, non mi fai compagnia? Solo per stanotte...-
-Non posso dormire con te!-
-D'accordo!-
-Ora indossa questa, è una tunica da letto, ne ho varie, anche se è maschile per stanotte andrà bene e ti terrà al caldo.-
-Grazie!-
Harmonya si stava togliendo gli abiti quando la voce di Kalt la fermò.
-Non qui. Vai di la, in camera.-
Lei eseguì la sua richiesta e si andò a cambiare.
-Mettiti a letto, sono stanco, vado anche io a dormire. Buonanotte.-
-Buonanotte!-
Poco dopo tutti e due erano sotto lenzuola e coperte a cercar di dormire. Per Kalt non era difficile, la giornata di oggi l'aveva particolarmente stancato, mentre Harmonya era triste così decise di alzarsi per vedere se Kalt si era già addormentato.
Andò in sala si avvicinò a lui, notò che dormiva di già e pensò: "Se mi metterò a dormire qui vicino e domani mattina mi alzerò prima di lui, non saprà mai che sono stata qui...".
Così si stese accanto a lui, abbracciandolo.
Pochi minuti dopo Kalt si svegliò e senza dire nulla le passò una mano sotto la tunica sfiorando le gambe leggermente.
Sussurrò: - Non dovevi farlo.- e la strinse a se.
Lei si svegliò e si girò verso di lui.
-Scusa, non riuscivo a dormir....- lui la baciò senza nemmeno farle finire la frase.
Dopo un pò di baci, lui si ricompose.
-Harmonya tu l hai già fatto?-
-Cosa?-
-Quello che fanno tutti, quando si amano...-
-Tu mi ami?-
-Rispondimi...-
-No, non l ho fatto.-
-Vorresti?-
-Se è con te, si.-
Nel giro di pochi attimi l'aria si era scaldata. Kalt le accarezzava le braccia cercando di avvicinarsi al seno, pian piano. Lentamente le sfilava la tunica, e gli indumenti intimi. Con le sue mani calde la toccava da tutte le parti, lei respirava male, quasi affannata, ma qualcosa la bloccò.
-Cos'è questo...?- esclamò Harmonya guardando un intimo vicino al tappeto di Kalt.
Lui arrossì: - Niente, dammelo per favore.-
-Quindi è questo che fai? Ti porti a letto tutte quelle del paese?- Harmonya scoppiò in lacrime.
-No, non è così, davvero.-
-Ah no? Allora spiegami cosa ci fà un indumento intimo sul tuo tappeto, non è mio!-
-Le uniche ad essere entrate in casa mia siete te ed Aùrora.-
-Quindi... tu mi stai dicendo che sei andato a letto con lei? E avevi paura di cacciarti nei guai con me? Sei solo un bugiardo, io... non ti voglio più vedere!-
Lui non disse nulla, aveva lo sguardo triste ma non accennò parola, aprì l'uscio, disse ad Harmonya di rivesitirsi e la fece uscire.
-Tieni, non importa che me la restituisci, non prenderti freddo!- e gli diede una sua sciarpa.
Lei la prese e se ne andò triste, infuriata e tremendamente delusa.

Capitolo cinque - "Il rintocco delle onde dorate"

Quelle curve che volteggiavanto tra le note aspre e dolci del paese, ormai era un movimento robotico quello che Harmonya compiva per spazzolarsi i capelli.
Le mattine nel regno ghiacciato erano monotone e da tempo pochi volti sorridevano con il crescere del sole. Harmonya era spesso sorridente ma in questo periodo un pò presa dalla malinconia e dal ricordo del giorno in cui, quasi con ardore, stava per toccare l'apice del suo cuore insieme a Kalt, si era unita al trionfo del mal umore.

Da poco girava la voce che la principessa Harmonya fosse la rovina del paese, nessuno era certo dell'origine di tale finzione, ma da chi potevano uscire tali digustoze menzogne se non dalla bocca di una falsa e cinica guardiana?!
Harmonya era ancora ignara di tutte queste voci, era molto solitaria, stava sempre chiusa nella sua stanza a pensare e sognare, non si preoccupava mai dei suoi doveri di futura erede al trono, ma il padre già da tempo aveva dei dolori forti che avrebbero potuto portare al perimento.

La stessa mattina Kalt fece visita alla principessa, era quasi diventata un abitudine negli ultimi tempi e di certo non era ben vista dal padre della giovane.
-Scusa se ti disturbo, sono qui solo per... - Harmonya si avvicinò, sentiva il sangue ribollire nelle vene, gli occhi palpitavano quasi più del cuore, un forte dolore allo stomaco, un pizzichio alle labbra, un tremore alle mani, le gambe non la reggevano, un cale di pressione e di stato emotivo... fù colta da un attacco ispiratorio, da una piccola pazzia e mentre i suoi ciuffi dorati vagavano su di lei, con aria furtiva e impacciata, prese prima la mano di Kalt facendolo tacere, poi si avvicinò ancora di più, faccia a faccia lo baciò, non un bacio casto, di più, qualcosa di profondo e ardente.
-Dovevo fare quello che l'altra volta tu hai impedito.- sussurrò lei.
Il giovane arrabbiato la scostò subito dopo.
- Non sono di certo venuto qua per ricevere attenzioni da una ragazzina capricciosa che non sa gestire il suo ruolo sociale, quindi fatti da parte.- esclamò lui quasi turbato.
-Scusa... Scusa, scusami! Non so cosa mi è accaduto, davvero, io... non volev...- Kalt la interruppe.
-Dai dimmi che non volevi? Allora perchè lo hai fatto? Io non ho mai rischiato la mia vita in questo modo, mi hai dato un bacio davanti a tutti, sai cosa significa questo per il mio ruolo in questo paese? morte! Se tu non sai prenderti le tue responsabilità di principessa non significa che nemmeno io lo faccia, non rischierò di certo d'essere ucciso per...-
Harmonya scoppiò in lacrime.
-Va bhe, volevo solo informarti che girano della brutte voci su di te, io ti volevo solo aiutare ma a quanto pare sei troppo immatura per capire la situazione.- e se ne andò via, quasi di corsa, come se non volesse essere seguito da nessuno, come se non volesse esser visto, in modo quasi del tutto indifferente ma nascondendosi implicitamente.
Harmonya era triste, sapeva di aver sbagliato tutto ed era conscia di non fare il suo dovere, ma non era portata, lei non voleva farlo, era uno spirito libero, il suo carattere non era di certo quello di una principessa elegante e ordinata; aveva preso da sua madre, anche Anemia era leggiadra e romantica, spensierata proprio come lo era Harmonya.

martedì 16 ottobre 2012

Capitolo quattro - "Un vento gelido dal nome Aùrora"

Dormiva di giorno e stava sveglia di notte, aveva un ritmo di vita molto chiuso e cupo. La sua vita era incentrata su se stessa. Una ragazza autonoma, abituata a vivere da sola, poco socievole, schietta, fredda, cruda e cinica. Non si faceva mettere i piedi in testa ma il suo carattere sbeffeggiatore la isolava da chi lei amava. Era convinta di essere perseguitata dalla sfortuna, pensava di essere vittima di qualche sortilegio fatto dalla zia di Harmonya per suo ordine, infatti provava un sentimento d'odio nei suoi confronti.
Aùrora era da tempo una guardiana e vide distruggere il proprio regno da Anemya, o almeno era quello che lei credeva. Inoltre, Kalt ha sempre preferito la figlia del re a lei, e ciò non ha fatto altro che aumentare l'odio nei suoi confronti.
Aveva una profonda amicizia col pianista Caelum, il quale segretamente nutriva, anch'esso affetto per la principessa.
Harmonya era dotata di un fascino simile a quello di una bambola di porcellana : ingenua, timida, dolce, tranquilla e molto sensibile. Quando era piccolina, amava portare doni ai guardiani, a tutti anche ad Aùrora, la quale però, rifiutava tutto per paura d'essere imborgliata.

Quel giorno di tanti anni fa la piccola Harmonya, ancora ignara di come funzionasse la vita nel regno, decise di andare nel giardino vicino al lago, distante qualche metro dal castello, per raccogliere dei fiori. La mattina liportò a Kalt, il quale ringraziò in modo freddo, la sera li portò a Caelum il quale ringraziò la piccola e le diede un bacetto sulla guancia e per finire andò nel pomeriggio successivo da Aùrora la quale prese i fiori e li buttò a terra dicendo "se li volevo me li andavo a prendere da sola", quel giorno anche Harmonya non nutriva una forte simpatia nei confronti della flautista, ma essendo sempre molto spensierata e con poco rancore non ci fece più caso e incominciò a ignorarla.

Tra le due non correva di certo buon sangue, altre vicende nel'infanzia della principessa hanno segnato il loro rapporto. Caelum, dall'animo nobile, ad ogni loro litigio, cercava di rappacificarle, ma tentativi vani, poichè Aùrora non voleva sentire scuse.

Il suo passato era triste, e viveva col peso della morte del fratello, odiando tutte le donne, perchè avevano portato il suo amato consanguineo a perire.
Quel giorno bruciarono tutti i suoi sentimenti, i desideri si spezzarono come rami in balia dell'inverno gelido, quel vento la trascinò via e le ghiacciò l'animo.

Capitolo tre - "Quel profumo avvolgente"

Erano le 15 del pomeriggio, il pranzo era durato a lungo e Harmonya soreseggiava del the davanti alla finestra scrutando da lontano il giovane Kalt che abilmente suonava il suo violino.
Quella era la sua bevanda preferita perchè aveva un sapore dolce di frutta, che lei lo ricollegava ai sentimenti, anch'essi dolci e forti.
La giovane amava passeggiare nelle lande ghiacciate ove ormai la vegetazione era rara.
Alla sua nascita il suo regno era spelendente e col passare del tempo si sentiva un pò a disagio: non riusciva a governare il regno, tutto pian piano decadeva, forse a causa del suo sangue mezzo umano.
Il padre la rimproverava spesso, senza donarle mai un attimo d'affetto. Lui ero troppo impegnato coi suoi doveri da re: doveva controllare i guardiani, gli abitanti e persino l'ordine e la sicurezza di tutto il regno.

La sera era imminente, Harmonya corse verso l'uscio, poco prima della cena, per fare una passeggiata. Il buio si stava avvicinando, le nuvole coprivano quel poco di cielo che si notava nelle notti più calde, e le stelle scomparivano al primo soffio di vento. L'orizzonte era sconosciuto però vi erano piccole farfalle luminose a rischiararle il sentiero.
Le campane rimbombavano, quel suono così duro che ordinava il cambio dei guardiani tintennava nelle orecchie della giovane fanciulla.
Corse in fretta, per frasi trovare li davanti, vicino all'abitazione di Kalt.
"Uhm, e tu che ci fai qui?" - disse con aria schietta il violinista.
"Sono venuta a salutarti e a..." - rispose intimidita la principessa.
"Devo mangiare e poi devo dormire, non ho tempo di sentire le tue parole dolci, scusami"
Harmonya ci rimase malissimo, ma prima di lasciarlo andare, afferrandogli l'estremità della camicia esclamò: "Volevo solo dirti che sei sempre molro bravo a suonare, non pensavo di disturbarti così tanto, non lo farò più... però accetta questo dono"- e gli mise in mano una bustina color porpora, fatta interamente di seta da un profumo intenso: era una piccola porzione della sua miscela di the preferita.
"Volevo solo condividerla con te, nel pomeriggio bevendola mi sei venuto in mente"
"Grazie, l'assaggierò, ora devo scappare" - e se ne andò con un piccolo cenno di saluto.

La giovane tornò a casa, cenò e si mise subito sotto le coperte, era un pò triste a causa delle parole fredde del giovane guardiano.
Il padre bussò alla porta.
"Ehi, i cuochi mi hanno detto che non hai toccato cibo stasera, va tutto bene? Devi mangiare! Non vorrai fare mica la fine di tua madre, a letto a sputar sangue ovunque! Vedi di aprirmi e finirti almeno questa minestra, che l'averci dato quattro cucchiaiate non ti terrà di certo in vita, tu dovrai governare al posto mio figliola, devi stare in forma!" - disse Hars con tono molto severo, ma non troppo freddo e meschino.
"Padre non ho appetito stasera, domani mattina farò sicuramente un abbondante colazione, ora gradirei essere lasciata stare, sono molto stanca, vorrei solo riposare in pace"- rispose con tono malinconico la figlia.
"Va bene, ma domani vedi di mangiare in abbondanza, chiederò ai cuochi di controllarti e non ti lascieranno uscire fin quando non avrai finito tutto, riposati. Buonanotte!" - e se ne andò.


Nel frattempo Kalt basito dal suo stesso comportamento decise di assaggiare la tisana che gli era stata donata il pomeriggio stesso dalla giovane principessa.
La cena l'aveva riempito molto: non era un abile cuoco, preferiva farsi cucinare i piatti dai cuochi del castello e pagarli in spettacoli suonati. Ogni settimana gli venivano consegnate sette pietanze diverse, lui doveva solo conservarle e mangiarle quando la fame lo coglieva. Questa sera era stato colto da un grande appetito e ne mangiò due, forse era per quello che non riusciva a prender sonno, o forse perchè si sentiva in colpa della reazione che aveva avuto con Harmonya.
Nutriva, da molto tempo, un forte sentimento verso quella giovane, ma lo reprimeva a causa della legge che gli impediva di svilupparlo o comunque portarlo avanti e concretizzarlo.
Inoltre, orami da anni la flautista Aùrora gli si era confessata, dicendo che provava un forte amore nei suoi confronti.
Queste parole restarono impresse nella mente di lui per molto tempo, ma non ricambiando i sentimenti provati da Aùrora, non si sforzò nemmeno di inventare una soluzione e i giorni a venire la rifituò in modo aspro.
Da quel giorno lei non fece altro che peggiorare il suo comportamento, prima la morte del fratello, poi il rifiuto da parte del suo amato che le ricordava tanto il suo stretto parente defunto.
L'acqua della tisana ribolliva nel pentolino sopra il fuoco, Kalt versò un cucchiaio di contenuto della bustina color porpora nell'acqua e attorno a se scoppiò un profumo avvolgente.
Si sentì colto da una forte passione che lo travolse al primo sorso. Questo the per lui, non era solo un forte affetto, ma anche un afrodisiaco.
Pian piano, sorso dopo sorso la tisana finì e si portò via l'incantesimo che si era creato con qull'odore dolce, e così si lasciò abbandonare da Eros e dal suo sonno.

La mattina Harmonya si svegliò con un gran appetito, scese in cucina e si abbuffò subito di pietanze dall'aspetto squisito, come torte ricoperte di glassa e foglie di alloro, o bacche immerse nel latte speziato alla vaniglia.
In quel momento Kalt giunse al castello per ringraziare la principessa.
"Salve, sono giunto fin qua per dirti che ho gradito il tuo dono, quel the era davvero delizioso."
"Oh..." - arrossì. "Mi fa molto piacere, quando ne deisderi un altra tazza non esitare a chiedermelo."
"Sarebbe bello se ne bevessimo una insieme una volta" - rispose sorridendo Kalt, era la prima volta che le sua labbra smorfiavano in una mezzaluna.
Il suo respiro si faceva sempre più fittizzio poi smise per un attimo di respirare e rispose prendendo fiato: "Ceratamente, quando desideri"
"Ti vedo tesa, che ne dici di assaporare subito quel dolce sapore di frutta? Tanto vedo che stai ancora facendo colazione, non credo ti disturbi bere una tazza di the con un giovane e stanco guardiano"
"Certo che non mi disturbi, chiedo subito al cuoco di portarcene due tazze".
L'attesa era ansimante e i due, seduti gli uni accanto agli altri si agitavano col passare dei minuti.
"Ecco a voi la bevanda!" - Disse il maggiordono. "Ora però se non vi dispiace devo sparecchiare,potete andare in camera o in salotto, come preferite. Harmonya tuo padre sarà felice, hai mangiato davvero tanto. Sicuramente ti sarai ripresa da ieri sera".
Il cuore di Kalt si strinse, sapeva che in qualche modo centrava con il digiuno della giovane principessa ma non disse nulla per non infierire.

I due giovani si alzarono e con le due tazze bollenti in mano salirono le scale fino a giungere davanti alla porte della camera della principessa. Si sedettero sul letto, ancora sfatto e con le lenzuola stropicciate.
Pochi minuti dopo l'odore di quella tisana afrodisiaca cosparse l'intera camera, che essendo molto piccola rispetto alla cucina, assorbiva meglio il profumo.
Al primo sorso, i due sorrisero e si guardarono arrossendo. Lui era molto sicuro di se, lei era palesemente imbarazzata. Era chiaro che tra i due non c'era una normale confidenza.
Lui si lasciò andare e al secondo sorso avvicinò la sua mano a quella di Harmonya. Lei non fece nulla, stava ferma apparentemente, a differenza dei suoi battiti, che correvano all'impazzata.
Anche quelli di Kalt non erano da meno, ma non per lo stesso motivo di lei: lui era colto da una forte eccitazione.
Le loro mani si sfioravano lentamente sulle lenzuola calde e profumate, lui spostò la mano un pò più in alto, verso il polso, pian piano saliva, a ogni sorso che beveva. Giunse alla spalla e si fermò.
Ad un tratto la sua espressione cambiò.
"Devo andare, è tardi, devo essere preciso fra poco è il mio turno, se la campana suona in anticipo e io non sono li avrò dei problemi, è meglio se mi sbrigo, scusa. Ciao" - e se ne andò di corsa, lasciando a metà la bevanda calda.
Lei, impietrita, non fece nemmeno in tempo a salutare che lui era già andato via. Non riusciva a capire i suoi sentimenti, a volte era gentile, altre freddo e distaccato, ignara della risposta si sedette sulla sua poltrona a leggere un libro in attesa del pranzo.

giovedì 4 ottobre 2012

Capitolo due - "Quel pargoletto, la piccola Harmonya"

Harmonya amava specchiarsi mentre si accarezzava i capelli con una spazzola d'oro che gli era stata regalata dalla madre alla sua nascita.
A quei tempi il regno godeva di una luce armoniosa e regale. La giovane Anemya si era appena sposata con il re Harsh, il loro era stato un incontro casuale, ed entrambi si erano lasciati trasportare troppo presto dal fato.
Lei era una terrestre, ma Harsh essendo il capo del regno aveva poteri di trasformare gli umani in abitatnti di ghiaccio. Nessuno scoprì mai la triste verità che affiliggeva quella giovane coppia, solo loro due ne erano a conoscienza.
Quel giorno le nuvole erano più fitte del solito, il giovane principino spaventato da quel forte temporale decise di andare a trovare il grande saggio del nord, comandante e dirigente del meteo, pur non essendo a conoscienza della strada. Camminò per ore, senza scrutare meta e dopo un intera giornate giunse a una porticina piccola con un pomello liscio e scivoloso. Non sapeva dove potesse portare quel minuscolo cancello umido, ma impavido decise di aprirlo. Scivolò velocemente su uno scivolo immenso, attraverso le nubi, attraverso il temporale e giunse in una piazza piena d'erba.
Sulla sua testa spendeva un sole caldo e luminoso e il canto degli uccelli che cinguettavano attorno agli alberi gli ricordava la sua dolce dimora. Un viso angelico e molto pallido gli apparve subito davanti. Era una fanciulla dai capelli color grano. Lei allungò la mano verso di lui, sorridendo.
Lui le accarezzo il dorso, fino al polso, e poi si tirò sù.
"Dove sono?"- esclamò Harsh.
"Come dove sei? a nord della scozia!"- rispose la ragazza.
"Cos'è la Scozia?"
"Il posto in cui vivo, davvero non lo sai...? Da dove vieni?- chiese.
"Dal regno ghiacciato"-rispose.
"Da cosa?"-mormorò ridendo.
"... tu sei forse una terrestre?"- domandò ancora.
"Si, certo! Te sei un angelo?" - esclamò scherzosamente.
"Io? io sono il futuro re del mio regno, vivo sopra di te"
La loro conversazione andò avanti per ore, fino a quando non venne notte. La giovane dovette rientrare e il principino disperso e non sapendo come tornare a casa si appisolò su quel prato.
Prima di prendere sonno ripensò alla bellissima ragazza con la quale aveva parlato, ai suoi sorrisi e alla sua pelle profumata e calda, diversa dalla sua.
"Se vi era una porta che conduceva qui, accompagnata da un lungo scivolo, ma non vi era una scala per risalire significa che sarò costrettò a stare qui per sempre? Quella porta perchè era stata creata se è vietato scendere sulle terra? Noi veniamo feriti dal calore umano, perchè ne siamo così attratti? ..."
Milioni di domande gli percuotevano la testa.
Intanto nel suo regno tutti erano preoccupati per la sua assenza e iniziarono le ricerche in tutto il paese senza giungere a risultati.
Il mattino seguente il sole era ancora caldo e alto nel cielo e Harsh non sentiva alcun dolore fisico se non l'implacabile bisogno di rivedere la fanciulla incontrata il giorno prima.
"Non le ho nemmeno chiesto il nome... come farò a rivederla?" - si domandava tra sè e sè mentre percorreva il torrente che scendeva a valle.
"Ehi, il fato ti ha ricongiunto a me eh?" - esclamò ragazza di ieri.
Felicissimo di rivederla rispose: "Ieri non mi sono nemmeno presentato, mi chiamo Harsh."
"Piacere, il mio nome è Anemya"
Parlarono ancora per ore, delle loro diversità di come batteva più velocemente il suo cuore.. da li a poco il loro incontri si fecero più fitizzi e non casuali.
Harsh mancò dal suo regno per due anni e mezzo, fino al giorno in cui la sua pelle si stava lentamente squamando.
"Che accade? ti senti male? la tua temperatura mi sembra molto alta, è quasi simile alla mia..." - disse preoccupata Anemya.
"Come ti dissi anni fa, il mio corpo non è abituato a questo genere di temperatura, te sei troppo calda per me"- rispose in modo freddo e triste.
"Non dire così, troveremo un rimedio"
"Devo tornare al mio regno, se non voglio morire"- disse con tono malinconico.
"Non puoi lasciarmi qui, senza di te, io sono innamorata, io ti amo harsh"
In quel momento il cuore di Harsh iniziò a battere troppo velocemente provocandogli una forte emozione mai provata prima, era un pò spaventato da tale cosa, ma si sentiva al settimo cielo, così prese la decisione che riteneva più opportuna e disse: "No, non ti lascio qui, tu verrai con me".
"E come? Mi hai detto che gli umani non sono ammessi nel vostro regno?"
"Si, ma non ti ho detto che io ho la capacità di trasformarli in persone come me."
"E perchè non lo hai fatto subito, perchè patisci qui, quando potevamo stare insieme la? Voglio diventare una di voi"
"Non è facile, spesso questo genere di cose porta una morte prematura a chi viene trasformato"
"Voglio rischiare"

Quel giorno fù fatale per la salute della giovane Anemya che da li a poco ogni giorno tossiva sangue.
Successivamente alla sua trasmutazione tornarono al paese di ghiaccio. Il padre di Hasrh lo accolse a braccia aperte, felice di vederlo, senza domandargli nulla, ne dove fosse stato in questi anni ne chi fosse quella giovane fanciulla, non ne aveva bisogno, lui sapeva già tutto, ed era felice per loro, così li aiutò a mantenere il segreto e poco dopo li unì in matrimonio.
Col tempo però la salute di Anemya non faceva che peggiorare, così un giorno Harsh preso dalla disperazione le chiese a tono basso nell'orecchio:
"Non voglio perderti, ma so che accadrà presto e sarà solo colpa mia, ora dimmi, cosa vuoi che io faccia per te, prendilo come un ultimo desiderio, puoi chiedermi di tutto e io lo farò senza esitare, promesso".
"Voglio un figlio, un pargolo tutto nostro, possibilmente una femmina, vorrei chiamarla Harmonya, in nome del principio che tiene in ordine questo regno senza che crolli, l'armonia."
"Sarà fatto".
Anemya morì poco dopo la nascita della bambina, l'ultima cosa che disse alla figlia prima del sospiro finale fu:
"Tieni, questa contiene il mio segreto, la chiave del mio amore...". - e le diede una spazzola fatta interamente d'oro, quella che lei ora ama così tanto.

Capitolo uno - "I guardiani del tempo"

Esattamente a metà tra cielo e terra vi era un regno fatto interamente da abitazioni di ghiaccio sospese nel vuoto. Il castello sorgeva al centro delle lande, alto e splendente. Scendendo nelle rive gelide vi erano abitazioni comuni fatte interamente da acqua congelata e diamanti. In alto, a mezz'aria tra il castello e il lago d'oriente vi erano tre casette, collegate a triangolo da piccoli ponticelli traballanti. In ognuna di esse ci viveva un guardiano; essi erano fondamentali per il sostenimento del regno: ognuno aveva una funzione vitale. Caelum era il più giovane, aveva da poco ereditato il suo posto in seguito a un triste e drastico incidente che aveva afflitto il vecchio guardiano. Era uno dei più importanti cittadini del regno, il suo compito era quello di mantenere un equilibrio affinchè il regno non cadesse a pezzi. Assieme a lui, nella casetta vicino vi era Aùrora un'altra guardiana, e in quella difronte ai due, vi abitava Kalt, il più freddo e solitario dei tre.
Ognuno ricopriva un ruolo diverso, anche se il loro scopo era comune. Caelum era un pianista, abile nel canto e nell'intonazione, suonava ad occhi chiusi e amava dipingere: spirito libero per eccellenza. Aùrora suonava il flauto traverso, le sue note concise rispecchiavano il suo animo stretto e avido; il suo più grande passatempo era tessere. Kalt era il volinista, animo coraggioso e calmo, nel tempo libero si esercitava con la spada per un imminente guerra futura.
Ogni rintocco dopo le sei ore dava il cambio ai guardiani, che ogni giorno dovevano mantenere stabile la civiltà. Dovevano seguire tantissime regole, inanzitutto gli era vietato avere relazioni sentimentali, bere alcolici, mangiare dolci e procreare. Chi non rispettava i perfetti orari veniva punito con la pena di morte, stesso male accadrebbe se uno di loro provasse sentimenti forti a tal punto da far nascere in sè una voglia di concepire pargoli. I successori venivano scelti subito: il guardiano con tale titolo infatti doveva, appena "salito al trono", scegliere un degno sostituitore nel caso lui avesse, per motivi sconosciuti o legali, cessato di vivere. Il trono donava loro immortalità, solo il bacio avvelnato della principessa gli avrebbe tolto la vita, o in caso di sgarro la pena di morte. Essa veniva effettuata a mò di rituale, il corpo veniva steso su un lenzuolo color nube e l'errante guardiano doveva stare immobile mentre le tarme gli divoravano la pelle, quello era l'unico modo conosciuto per ucciderli. Queste tarme erano state modificate geneticamente dalla strega Haxa, zia della principessa Harmonya, e conservate con cura nel suo antro scuro nella caverna ghiacciata a sud del regno.
Il tempo scorreva lentamente, e le melodie dolci cullavano ogni momento del giorno. La mattina gli abitanti erano accompagnati da una dolce melodia suonata al piano, il pomeriggio da un suono schietto del violino e la notte da un aspra nota di flauto.

Pallide guance color nespola, capelli mossi come tempesta color legno, labbra biancastre e occhi piccoli color sangue; questa era Aùrora. Un carattere duro per una fanciulla: le sue risposte erano brevi e concise, quasi ciniche. Il suo comportamento era apocrifo forse a causa della perdita del fratello quando era ancora molto piccola, che gli ha causato un trauma immenso e le ha segnato la vita. Infatti nella sua infanzia vaga solo un ricordo dove lei aveva una cotta per lui, non corrisposta.
La sua morte fù, non per vecchiaia o malattia ma per amore. Un giorno si spinse troppo ai confini, cadde sulla terra e incontrò una giovane umana. Il suo corpo era caldo e i suoi occhi si illuminavano di una luce di speranza che da tempo nel suo regno tutti avevano perduto. Quel giorno scattò la scintilla, anche se non era affatto ignaro delle proibizioni che gli erano state imposte dalla loro comunità: era illegale e incocepibili anche solo un piccolo contatto o parola con un umano, lui decise di ignorare tali ordini e di sfidare il suo destino vedendosi con una di loro.
Al prolungato contatto con uno di essi gli abitanti, abituati a vivere in mezzo al ghiaccio si sarebbero sciolti e avrebbero cessato di esistere. Lui fece l'errore di confessare la verità della sua provenienza alla giovane terrestre, che incredula si spaventò a tal punto da volerlo uccidere credendolo pazzo.
Col tempo il re lo venne a sapere e rapì l'umana per ucciderla, assieme al traditore che aveva disubbidito alle leggi.
L'aspetto tra umani e abitanti del ghiaccio era molto simile con alcune piccole differenze, il colore di pelle di quest'ultimi era più spento.
Essi conoscevano dalla nascita tutte le lingue del mondo, e potevano dialogare con i terrestri in modo facile e veloce se solo gli era concesso.
Il re, padre di Harmonya era molto severo, anch'esso scosso a causa della perdita della moglie che aveva una salute cagionevole.

Voce melodiosa, viso angelico e raffinato, capelli color oro, labbra carnose e occhi color zaffiro. Caelum, il poetico giovane pianista. Amava scrivere e dipingere per sfogare il suo mancato sentimento d'affetto che gli era stato tolto. Osservava le rondini dall'alto, che scorrevano veloce sotto i suoi piedi. Figlio addottivo di una modesta famiglia dol nord ovest. Aveva un carattere debole a causa dei suoi vizi. Indubbiamente non gli mancava la dolcezza e il buon cuore, che donava gentilmente a tutti i paesani con la sua musica.

Capelli lunghi, corvini e lineamenti duri coronavano il viso di Kalt, giovane violinista con la passione per il combattimento. Era colui che governava la sua musica da più tempo, infatti nel passato non aveva mai avuto problemi legali e aveva sempre rispettato le regole, fino ad ora... fino al giorno in cui nacque Harmonya.